Dopo due anni di crisi economica abbiamo capito chi la crisi vogliono che la paghi: lavoratori, immigrati, studenti.Così, nonostante il governo dica che il peggio è passato, quello che continuiamo a vedere sono aziende che chiudono o delocalizzano, licenziamenti di massa, disoccupazione. Intanto chi lavora vede le proprie condizioni di vita, i propri diritti e il salario peggiorare sempre di più.Nelle scuole e nelle università la situazione non è di certo più incoraggiante!La scure dei tagli si abbatte senza distinzioni dalle elementari all’università. Stiamo parlando di circa otto miliardi di euro in meno alla scuola pubblica in tre anni, a cui va aggiunto un altro miliardo e mezzo di euro in cinque anni per quanto riguarda le università.Oltre ai tagli per distruggere quello che rimane dell’istruzione pubblica, c’è anche una drastica riduzione degli organici con più di 130 mila posti in meno tra insegnanti e personale ATA. Questo significa che migliaia di precari non vengono riassunti, chi va in pensione non viene sostituito e, dove questo non basta, fioccano i licenziamenti.
"Bisogna avere il coraggio di cambiare l'università, non difendendo lo status quo ma premiando i giovani meritevoli, i nuovi ricercatori e le Università che puntano sulla qualità eliminando gli sprechi e i corsi inutili". Con questa frase il Ministro dell'istruzione Gelmini si sta apprestando ad attuare l'ennesima riforma universitaria che, stando ad ascoltare la nostra Ministra, dovrebbe rinnovare l'università. Ma lo fa davvero?Questo disegno di legge non prevede ulteriori tagli all'istruzione pubblica: per questo c'è già la Legge 133/08, che taglia alle università pubbliche circa 2 miliardi di euro. No, questa riforma affronta principalmente quattro temi: l'organizzazione del sistema universitario, la qualità e l'efficenza del sistema universitario, diritto allo studio (e meritocrazia), e il reclutamento del personale accademico. Analizziamoli uno per uno.
Lottare, occupare, resistere!
La Conferenza Nazionale dei Giovani Comunisti (Gc) che si terrà tra dicembre e gennaio ha un valore fondativo. I Gc sono in un certo senso all'anno zero. Nel febbraio 2009 il passato esecutivo nazionale ha completamente aderito alla scissione di Sinistra e Libertà. Da allora veti fatti di personalismi e di scontri per la successione nei posti dirigenti hanno completamente immobilizzato la nostra attività.
Ciò che è rimasto del precedente coordinamento nazionale è stato commissariato a luglio con una decisione clamorosa e senza precedenti che ci ha visto frontalmente contrari. In molte federazioni i Giovani comunisti sono da ricostruire quasi da zero.
Questo appello nasce da compagni e compagne che negli scorsi anni hanno mantenuto una posizione di critica frontale alla deriva governista e alle spinte liquidatorie che hanno messo a repentaglio l’esistenza stessa di Rifondazione comunista e condotto i Giovani comunisti allo stato attuale. Siamo stati contrari alla partecipazione al governo Prodi, all’Arcobaleno, abbiamo sostenuto con convinzione la svolta di Chianciano e nello scorso anno abbiamo lavorato ovunque fosse possibile alla ricostruzione dei Gc come organizzazione militante, combattiva, che mettesse in pratica quella svolta a sinistra che oggi vediamo messa pesantemente a rischio dalle scelte più recenti del gruppo dirigente del partito.
Non abbiamo quindi continuità da rivendicare con posizioni politiche e pratiche che nel passato hanno creato le premesse della nostra crisi attuale. Non guardiamo indietro, ma avanti, a un percorso faticoso, ma anche entusiasmante, di costruzione dei Gc nelle lotte, nel conflitto e nella rinascita di un pensiero e di una prospettiva anticapitalista e rivoluzionaria.
Questa ricostruzione può avvenire sulla base di posizioni politiche e metodi completamente differenti dal passato. Può avvenire dal basso, facendo risuonare in maniera chiara quella svolta a sinistra che nel partito è stata appena sussurrata. I Gc possono essere la parte più dinamica di Rifondazione, scuotendo il partito dall'elettoralismo che ancora lo domina, basandosi sugli attivisti più avanzati che provengono dall'esperienza dell'Onda o dalle recenti lotte operaie. O al contrario la loro ricostruzione può essere semplicemente la restaurazione dei vecchi meccanismi verticistici: il ritorno del sempre uguale mascherato da diverso.
O questa conferenza porta alla luce un corpo di teorie e una militanza di natura rivoluzionaria o la ricostruzione dei Gc sarà un atto autoreferenziale, un campo di allevamento di giovani burocrati. Nel primo caso crediamo che l'organizzazione sarebbe presto riconosciuta come uno strumento vitale e fondamentale da migliaia di giovani. Nel secondo caso, la sigla tornerà forse a vivere, ma ad uso e consumo dell'autoconservazione dell'apparato.
CONTRO IL RAZZISMO DEI PADRONI, LA NOSTRA LOTTA SENZA CONFINI! 17 OTTOBRE MANIFESTAZIONE NAZIONALE ANTIRAZZISTA
Da più di dieci anni governi di destra, centrodestra e centrosinistra, in Italia come nel resto dei paesi dell’Unione Europea, sfornano leggi sull’immigrazione che rendono sempre più dure le condizioni di vita degli immigrati. Queste leggi, e in particolare il concetto dei “flussi”, hanno come obiettivo quello di far entrare nel Pese tanti immigrati quanti ne servono a Confindustria, cioè all'insieme dei padroni di banche e aziende del nostro paese. La legge Bossi-Fini, legando il permesso di soggiorno al contratto di lavoro, ha esasperato ancora di più lo sfruttamento dei lavoratori immigrati e assicurato alle aziende manovalanza senza diritti e a basso costo. In una fase di crisi come quella attuale lo sfruttamento di questi lavoratori non potrà che aumentare. Oltre ad essere i più sfruttati, i lavoratori immigrati sono anche usati come arma di ricatto contro i lavoratori italiani: questo è un tentativo, da parte dei padroni, di dividere i lavoratori su base etnica, per indebolirli e così poter abbassare i salari e accrescere i profitti.
La feroce campagna sulla “sicurezza” non è niente altro che la maschera dietro cui si celano gli interessi economici degli industriali, campagna che ha subito una brusca accelerazione con l’approvazione del Pacchetto Sicurezza. Viene introdotto il reato di immigrazione clandestina, per cui si può essere arrestati anche senza aver fatto niente, ma solo per il fatto di essere sul territorio italiano. Viene prorogato il tempo di permanenza nei centri di identificazione ed espulsione (gli ex Cpt, ora Cie, veri e propri lager) fino a sei mesi. Viene data ai medici la possibilità di denunciare chi si rivolge a strutture mediche se privo di permesso di soggiorno: abbiamo già visto casi di immigrati arrivare allo stremo delle forze o morire senza farsi curare per paura di essere denunciati. Anche nella scuola assistiamo a casi in cui studenti o studentesse stranieri senza permesso di soggiorno si trovano a non poter affrontare gli esami perché un preside-commissario glielo impedisce. Viene fissata la tassa di 200 euro per il permesso di soggiorno, vengono istituite le ronde, vere e proprie squadracce che si aggireranno nell'impunità alla ricerca di immigrati, persone giudicate “fastidiose”, magari omosessuali, o magari militanti di sinistra.
Sono leggi come questa che, attraverso la politica dei respingimenti, provocano l’assassinio di migliaia di immigrati nel canale di Sicilia, come la strage di agosto, dove 73 eritrei sono morti di stenti dopo 21 giorni passati in mare.
La feroce campagna sulla “sicurezza” non è niente altro che la maschera dietro cui si celano gli interessi economici degli industriali, campagna che ha subito una brusca accelerazione con l’approvazione del Pacchetto Sicurezza. Viene introdotto il reato di immigrazione clandestina, per cui si può essere arrestati anche senza aver fatto niente, ma solo per il fatto di essere sul territorio italiano. Viene prorogato il tempo di permanenza nei centri di identificazione ed espulsione (gli ex Cpt, ora Cie, veri e propri lager) fino a sei mesi. Viene data ai medici la possibilità di denunciare chi si rivolge a strutture mediche se privo di permesso di soggiorno: abbiamo già visto casi di immigrati arrivare allo stremo delle forze o morire senza farsi curare per paura di essere denunciati. Anche nella scuola assistiamo a casi in cui studenti o studentesse stranieri senza permesso di soggiorno si trovano a non poter affrontare gli esami perché un preside-commissario glielo impedisce. Viene fissata la tassa di 200 euro per il permesso di soggiorno, vengono istituite le ronde, vere e proprie squadracce che si aggireranno nell'impunità alla ricerca di immigrati, persone giudicate “fastidiose”, magari omosessuali, o magari militanti di sinistra.
Sono leggi come questa che, attraverso la politica dei respingimenti, provocano l’assassinio di migliaia di immigrati nel canale di Sicilia, come la strage di agosto, dove 73 eritrei sono morti di stenti dopo 21 giorni passati in mare.
Il ministro Maroni si vanta degli effetti positivi dell’operato del Governo riscontrati nel calo degli arrivi, ma questo calo nasconde l’aumento di stragi che restano segrete nella reciproca acquiescenza degli Stati, coperti da accordi come quello di pattugliamento congiunto tra Libia, Malta e Italia.
Questo è il brodo di coltura in cui crescono le organizzazioni fasciste e razziste, sostenute tacitamente dai partiti al Governo, prima fra tutti la Lega Nord, e legittimate a fare violenza. La lista delle aggressioni razziste e fasciste è lunga, basti ricordare Abdul Guibre (Abba) a Milano, ucciso a sprangate per un pacchetto di biscotti all'urlo di “sporco negro, muori”, Emmanuel Bonsu a Parma, pestato dai vigili urbani, Navtej Singh a Roma, picchiato e incendiato da un gruppo di ragazzi.
Queste violenze sono la diretta conseguenza del clima di odio razziale e di caccia all’immigrato o al Rom. Ma a chi serve questa caccia alle streghe? Sempre a quella piccola minoranza di padroni di banche e aziende, con i loro bravi governanti, che mantengono la loro parassitaria ricchezza sfruttando e schiacciando chi oggi fatica ad arrivare a fine mese o non ci arriva proprio. Utilizzano lo spauracchio dell’immigrato, descritto come l’origine di ogni crimine e di ogni male, per evitare che chi sta male presenti il conto della propria sofferenza a chi ne è la causa e facendo sì che se la prenda con chi sta ancora peggio: dividono la base per continuare a controllarla.
Lottare contro questa deriva razzista e xenofoba significa lottare per i diritti di tutti. Solo uniti avremo la forza per conquistare una vita degna d'essere vissuta, un lavoro garantito, il diritto a un'istruzione di qualità e a cure mediche.
Studenti e lavoratori, italiani e immigrati, uniti nella lotta!
Contro razzismo e xenofobia, per i nostri diritti lottiamo per:
Questo è il brodo di coltura in cui crescono le organizzazioni fasciste e razziste, sostenute tacitamente dai partiti al Governo, prima fra tutti la Lega Nord, e legittimate a fare violenza. La lista delle aggressioni razziste e fasciste è lunga, basti ricordare Abdul Guibre (Abba) a Milano, ucciso a sprangate per un pacchetto di biscotti all'urlo di “sporco negro, muori”, Emmanuel Bonsu a Parma, pestato dai vigili urbani, Navtej Singh a Roma, picchiato e incendiato da un gruppo di ragazzi.
Queste violenze sono la diretta conseguenza del clima di odio razziale e di caccia all’immigrato o al Rom. Ma a chi serve questa caccia alle streghe? Sempre a quella piccola minoranza di padroni di banche e aziende, con i loro bravi governanti, che mantengono la loro parassitaria ricchezza sfruttando e schiacciando chi oggi fatica ad arrivare a fine mese o non ci arriva proprio. Utilizzano lo spauracchio dell’immigrato, descritto come l’origine di ogni crimine e di ogni male, per evitare che chi sta male presenti il conto della propria sofferenza a chi ne è la causa e facendo sì che se la prenda con chi sta ancora peggio: dividono la base per continuare a controllarla.
Lottare contro questa deriva razzista e xenofoba significa lottare per i diritti di tutti. Solo uniti avremo la forza per conquistare una vita degna d'essere vissuta, un lavoro garantito, il diritto a un'istruzione di qualità e a cure mediche.
Studenti e lavoratori, italiani e immigrati, uniti nella lotta!
Contro razzismo e xenofobia, per i nostri diritti lottiamo per:
- il ritiro del Pacchetto Sicurezza
- l’abolizione della politica dei flussi
- la chiusura dei CIE
- l’abolizione del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro
- l'apertura delle frontiere e la libertà di circolazione: ognuno ha diritto a vivere dove vuole
- esproprio delle case sfitte: vengano tolte a chi ci specula sopra e assegnate a chi, italiano e straniero, ne ha bisogno
- istruzione e cure mediche di qualità e gratuite per tutti indipendentemente dal paese d'origine.
- difesa dei posti di lavoro per gli italiani e gli stranieri: a pagare questa crisi deve essere chi l'ha creata, i padroni.
Il movimento torna ad essere all’ordine del giorno: dalla contestazione a Maroni all'università, fino alla manifestazione degli studenti medi di venerdì scorso. In questo contesto pensiamo sia giusto coniugare la nostra vertenza sull'Er.go al movimento più generale per il diritto allo studio.
A primavera abbiamo impostato una campagna in vari studentati di Bologna e abbiamo inviato una lettera all'Er.go e alla regione con le nostre rivendicazioni contro la restituzione della borsa di studio se non si raggiungono i crediti, per una maggiore libertà e rispetto della privacy per chi vive negli studentati. Ovviamente quella lettera è rimasta senza risposta, e ci sembra che sia proprio questo silenzio il punto da cui ripartire.
A primavera abbiamo impostato una campagna in vari studentati di Bologna e abbiamo inviato una lettera all'Er.go e alla regione con le nostre rivendicazioni contro la restituzione della borsa di studio se non si raggiungono i crediti, per una maggiore libertà e rispetto della privacy per chi vive negli studentati. Ovviamente quella lettera è rimasta senza risposta, e ci sembra che sia proprio questo silenzio il punto da cui ripartire.
L'assemblea si terrà giovedì 15 ottobre alle ore 15.00, presso l'aula 9 in via Zamboni 38.
Il 9 ottobre lavoratori e studenti di tutto il paese saranno in piazza. Da una parte uno sciopero della Fiom, sindacato dei lavoratori metalmeccanici, dall’altra la prima giornata di mobilitazione studentesca nazionale del nuovo anno. Il Csp-Csu sarà come sempre presente nelle piazze degli studenti e dei lavoratori, spiegando perchè questa piazza deve essere una sola
La situazione degli studenti nelle università italiane degli ultimi 20 anni è sempre più insostenibile. Questo lo dobbiamo soprattutto a una gestione che mira soltanto al profitto e ai tagli di spese: strutture fatiscenti e pericolanti, tasse d’iscrizione sempre più alte, libri sempre più cari, trasporti sempre più salati e ritmi di studio sempre più pressanti.
L’ ER.GO è l’ente regionale per il diritto allo studio dell’Emilia Romagna. È stato istituito con la Legge Regionale n°15 del 27/07/2007, subentrando alle quattro aziende precedenti: Arstud Bologna, Adsu Ferrara, Arestud Modena e Adsu Parma. Il modello di riferimento di gestione della nuova azienda è però rimasto quello dell’Arstud di Bologna e oggi propone all’intera regione una vera e propria standardizzazione al ribasso degli incentivi allo studio.
Molti dei ben noti problemi propri di chi studia a Bologna diventeranno norma per tutte le altre città universitarie emiliano-romagnole in nome della presunta “omogeneità di trattamento per tutti gli studenti che frequentano percorsi di studio universitari e di alta formazione nella regione” (Assessore all’Università). Gli alloggi negli studentati sono sempre più costosi. Gli studenti sono obbligati ad abbandonare la propria stanza durante le vacanze natalizie che viene adibita all’uso foresteria. Le borse di studio, già insufficienti per avere una minima indipendenza economica, devono essere restituite se non viene raggiunto il merito richiesto: proprio come avviene per un prestito d’onore. La borsa di studio deve essere una forma efficace di sussidio al reddito, non una sorta di contratto.
Per quanto riguarda i lavoratori la situazione non è migliore: i servizi che prima dipendevano dall’ARSTUD sono stati totalmente esternalizzati, con la diretta conseguenza di un enorme spreco di risorse e di un ulteriore decadimento dei servizi stessi.
Questa gestione aziendalistica non offre garanzie a chi, in difficoltà economiche, deve affrontare un percorso lungo e costoso come quello universitario. Dalla mensa a prezzi proibitivi (quella di Bologna è la più cara d’Italia!), alla sostituzione dei custodi con portieri non dipendenti da ER.GO, passando per l’assoluta mancanza di sostegno della mobilità e del trasporto, ci troviamo davanti ad un vero attacco al diritto allo studio!
Ogni genere di sbarramento economico non è altro che un attacco di classe.
Gli studenti sentono sulla propria pelle il peso di questa situazione e di conseguenza il Collettivo Autunno Caldo - Csu Bologna, dallo scorso Aprile ha iniziato una campagna a partire dalle università e dagli studentati con lo scopo di unire gli studenti sulla base di una piattaforma rivendicativa avanzata a difesa del diritto allo studio.
Durante la campagna abbiamo fatto banchetti e volantinaggi all’università, oltre che assemblee in alcuni degli studentati della città. Da queste attività è emersa una lettera aperta che abbiamo inviato ad ER.GO, alla Regione e al Miur Emilia Romagna, in cui abbiamo stilato una sintesi delle rivendicazioni che riteniamo fondamentali: innanzi tutto l’immediato stop alla restituzione delle borse di studio ed al sistema di indebitamento che ne consegue, la riduzione dei costi di mensa e affitti, il reintegro dei servizi esternalizzati, il raddoppio dei finanziamenti per l’università e la ricerca.
Nonostante ci siano state delle modifiche alla legge regionale pensiamo che non siano ancora sufficienti a garantire un vero diritto allo studio.
Nonostante l’innalzamento dei requisiti per concorrere all’erogazione della borsa di studio, l’abolizione della quota aggiuntiva di 15€ giornalieri per chi rimane negli alloggi durante le vacanze natalizie, lo stanziamento di un contributo di 200€ da usufruire per il servizio mensa per chi ha un ISEE inferiore a 24126€, resta ancora in vigore la norma che prevede la restituzione della Borsa di Studio in caso di mancato conseguimento dei crediti formativi.
Questi provvedimenti non hanno nulla a che vedere con la difesa del diritto allo studio e di certo non incidono sulla selezione di classe nell’accesso all’università, che si fa ancora più pressante in un periodo di crisi economica e di tagli ai servizi pubblici come questo.
Pensiamo che le rivendicazioni contenute nella lettera del Collettivo e degli studenti che hanno partecipato alla campagna, restino tuttora valide e che saranno il punto di partenza da cui ricominciare ad ottobre, collegando questa singola vertenza con una lotta più generale contro tutte le controriforme della scuola e dell’università.
L’ ER.GO è l’ente regionale per il diritto allo studio dell’Emilia Romagna. È stato istituito con la Legge Regionale n°15 del 27/07/2007, subentrando alle quattro aziende precedenti: Arstud Bologna, Adsu Ferrara, Arestud Modena e Adsu Parma. Il modello di riferimento di gestione della nuova azienda è però rimasto quello dell’Arstud di Bologna e oggi propone all’intera regione una vera e propria standardizzazione al ribasso degli incentivi allo studio.
Molti dei ben noti problemi propri di chi studia a Bologna diventeranno norma per tutte le altre città universitarie emiliano-romagnole in nome della presunta “omogeneità di trattamento per tutti gli studenti che frequentano percorsi di studio universitari e di alta formazione nella regione” (Assessore all’Università). Gli alloggi negli studentati sono sempre più costosi. Gli studenti sono obbligati ad abbandonare la propria stanza durante le vacanze natalizie che viene adibita all’uso foresteria. Le borse di studio, già insufficienti per avere una minima indipendenza economica, devono essere restituite se non viene raggiunto il merito richiesto: proprio come avviene per un prestito d’onore. La borsa di studio deve essere una forma efficace di sussidio al reddito, non una sorta di contratto.
Per quanto riguarda i lavoratori la situazione non è migliore: i servizi che prima dipendevano dall’ARSTUD sono stati totalmente esternalizzati, con la diretta conseguenza di un enorme spreco di risorse e di un ulteriore decadimento dei servizi stessi.
Questa gestione aziendalistica non offre garanzie a chi, in difficoltà economiche, deve affrontare un percorso lungo e costoso come quello universitario. Dalla mensa a prezzi proibitivi (quella di Bologna è la più cara d’Italia!), alla sostituzione dei custodi con portieri non dipendenti da ER.GO, passando per l’assoluta mancanza di sostegno della mobilità e del trasporto, ci troviamo davanti ad un vero attacco al diritto allo studio!
Ogni genere di sbarramento economico non è altro che un attacco di classe.
Gli studenti sentono sulla propria pelle il peso di questa situazione e di conseguenza il Collettivo Autunno Caldo - Csu Bologna, dallo scorso Aprile ha iniziato una campagna a partire dalle università e dagli studentati con lo scopo di unire gli studenti sulla base di una piattaforma rivendicativa avanzata a difesa del diritto allo studio.
Durante la campagna abbiamo fatto banchetti e volantinaggi all’università, oltre che assemblee in alcuni degli studentati della città. Da queste attività è emersa una lettera aperta che abbiamo inviato ad ER.GO, alla Regione e al Miur Emilia Romagna, in cui abbiamo stilato una sintesi delle rivendicazioni che riteniamo fondamentali: innanzi tutto l’immediato stop alla restituzione delle borse di studio ed al sistema di indebitamento che ne consegue, la riduzione dei costi di mensa e affitti, il reintegro dei servizi esternalizzati, il raddoppio dei finanziamenti per l’università e la ricerca.
Nonostante ci siano state delle modifiche alla legge regionale pensiamo che non siano ancora sufficienti a garantire un vero diritto allo studio.
Nonostante l’innalzamento dei requisiti per concorrere all’erogazione della borsa di studio, l’abolizione della quota aggiuntiva di 15€ giornalieri per chi rimane negli alloggi durante le vacanze natalizie, lo stanziamento di un contributo di 200€ da usufruire per il servizio mensa per chi ha un ISEE inferiore a 24126€, resta ancora in vigore la norma che prevede la restituzione della Borsa di Studio in caso di mancato conseguimento dei crediti formativi.
Questi provvedimenti non hanno nulla a che vedere con la difesa del diritto allo studio e di certo non incidono sulla selezione di classe nell’accesso all’università, che si fa ancora più pressante in un periodo di crisi economica e di tagli ai servizi pubblici come questo.
Pensiamo che le rivendicazioni contenute nella lettera del Collettivo e degli studenti che hanno partecipato alla campagna, restino tuttora valide e che saranno il punto di partenza da cui ricominciare ad ottobre, collegando questa singola vertenza con una lotta più generale contro tutte le controriforme della scuola e dell’università.
Collettivo Autunno Caldo - Csu Bologna
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